Sì, mi ricandido». Il consigliere regionale Marino Fardelli,che proprio nelle scorse ore ha fatto il suo ingresso nel gruppo consiliare del Pd, rompe gli indugi e annuncia la sua ricandidatura alla Pisana. Ma con l’onorevole e neo segretario del circolo dem di Cassino abbiamo affrontato tutti i temi di più stretta attualità, politica e non.              
Partiamo proprio dal Pd. Domani il primo direttivo del circolo. Da dove deve ripartire il partito dopo un lungo periododi commissariamento? 
«Il Pd è già ripartito. La fase che mi vede quale segretario di garanzia è già nel percorso che ha come obiettivo la riunificazione, mettendo
da parte le questioni tutte interne e aprendo il dibattito alle emergenze del territorio, in primo piano oggi Fca».
Il 2018 è un anno decisivo, ci saranno le elezioni politiche e regionali: Fardelli sarà in campo? «Il lavoro svolto dal Governo di Nicola Zingaretti è stato difficile ma coraggioso e sta producendo oggi i primi grandi risultati in settori impossibili come la sanità e i trasporti, grazie al taglio degli sprechi. Una Regione che torna ad investire su se stessa è una scommessa che quattro anni fa non potevamo immaginare. Voglio continuare questo gran lavoro. Sì, mi ricandido».
Non ha fatto mistero, dopo l’elezione a segretario del Pd, di studiare già in ottica di Cassino 2021. Intanto l’amministrazione si appresta a un anno e mezzo di consiliatura: che voto dà a questi primi 18 mesi?
«Questa amministrazione ha il merito di aver oscurato i momenti più “difficili” dell’Amministrazione Petrarcone e per i quali spesso con l’ex sindaco accendevamo un forte confronto. Cassino 2021 è un obiettivo chiaro. Voti? I voti si danno se ci sono fatti da valutare. Quando ce ne saranno vedremo».
Emergenza occupazionale in Fca: cosa possono fare ancora la politica e la Regione dinanzi a una multinazionale?
«Ho chiesto alla Regione di procedere all’apertura di un tavolo permanente così come nell’articolo 3 comma 3 della Legge 46/2002 che ha rifinanziato le infrastrutture nell’area industriale cassinate. Mi sono appellato dal Governo Gentiloni per l’apertura di un tavolo tecnico con Fca, alle forze sindacali che già stanno portando avanti un gran lavoro. Ho chiesto alla politica tutta di unire le proprie forze perché il futuro dipende da un insieme di decisioni che vanno dalla politica economica a quella familiare, partendo da quegli 832 giovani che rappresentano il presente di tutto il territorio e che non possono essere lasciati soli. Le Istituzioni sono chiamate a percorrere tutte le strade affinchè si riporti Fca sugli impegni che aveva annunciato».
Giovani e lavoro, quali prospettive? Ma anche mestieri “abbandonati” che nessuno vuole e sa fare più. Che cosa è andato in crisi secondo Lei?                  «Tutto parte da istruzione, formazione professionale ed esperienza. Ed ancora di più, in una economia avanzata come quella di oggi, senza investimenti in innovazione, in persone talentuose, nella digitalizzazione, non si va da nessuna parte. Dobbiamo creare opportunità e questo significa anche la “riscoperta”dei mestieri abbandonati. In un convegno che ho organizzato su questo tema, la Regione Lazio ha raccontato di un
territorio, quello della nostra provincia, che sta avviando start up proprio nell’impresa agricola e nella multifunzionalità».                                                                  Disaffezione alla politica: nessuno ci crede più. Perché e cosa si può fare ancora?
«Lavorare. Ci sono donne e uomini impegnati con dedizione dentro e fuori ai Palazzi della politica a combattere ogni giorno per restituire credibilità e dignità alle istituzioni. Per combattere astensionismo e disaffezione, oltre ai valori etici e morali, la politica deve chiudere la fase della concentrazione sulle questioni tutte interne che allontanano i cittadini. La Regione Lazio, a parte la trasparenza sulla quale ha basato tutta l’attività amministrativa, la lotta agli sprechi, l’eliminazione di società, enti e partecipate, la riorganizzazione di tutto il sistema Regione, ha anche abolito il listino per permettere così ai cittadini di scegliere tutti i loro rappresentanti, uno ad uno. Così saranno i cittadini a riappropriarsi della politica, e non il contrario».l