La storia del PD non è finita. Va aggiornata.

La storia del PD non è finita. Va aggiornata.

Gli editoriali sulla stampa nazionale e locale insieme ai commenti sui social affermano una certezza: il PD non è morto. La manifestazione di domenica 30 ottobre di certo non risolve i problemi interni ed esterni del PD ma ha centrato un grande obiettivo: ha dimostrato che vive, che è l’unico baluardo democratico nel Paese Italia e che bisogna aggiornarne l’agenda politica, non solo con donne e uomini ma in sostanza e credibilità.
La piazza non basta, occorre tornare nelle sezioni, negli incontri nei territori, nelle città, nelle fazioni, nei paesi. La piazza ha anche inviato un messaggio a chi si risveglia solo sotto elezioni frequentando i territori, i collegi, le città, le perifiere: politica si fa ogni giorno non solo un mese prima delle elezioni.
Capita la lezione tocca ora costruire un PD largo e plurale, andando ad intercettare prima i delusi, quelli che avevano dato fiducia ad altri il 4 marzo, poi allargando lo spazio. Un lavoro che non si risolve in una settimana ma bisogna iniziare prima che sia troppo tardi.
Capita la lezione tocca anche superare le divisioni interne in ogni circolo, comune, consiglio comunale dove il paradosso è che ancora la lezione delle sconfitte elettorali (dove siamo andati in ordine sparso e senza simbolo) è stata pagata a caro prezzo. L’unità richiesta dalla piazza domenica non può essere inascoltata solo perché sulle divisioni nessuno si assume la responsabilità di un incontro.
Chissà se anche il vecchio adagio “Saper perdere, spesso, conta molto più di vincere” sia servito come lezione? Speriamo. Ma oltre la speranza bisogna anche lavorare. Lavorare ai conflitti, agli obiettivi, alle proposte, ad includere e non ad escludere.
Ora i contenuti. Per discuterli insieme occorre una mobilitazione senza precedenti, ascoltando i territori. Ascoltando le città, i circoli.
Sulla parola “ascolto” ci giochiamo come PD provinciale tanta credibilità futura non solo in termini di consenso elettorale ma di presenza e forza.
Bisogna iniziare un cammino, a tratti duro e difficoltoso. Ma un cammino, un’ascesa con un esercizio violento e dove l’attenzione sembra più vincolata allo sforzo che al risultato, avrà anche un traguardo che spetta tagliarlo tutti insieme.
Mettiamoci in cammino. Con responsabilità.

2018-10-02T23:37:17+00:002 ottobre 2018|